Ho notato che sul sito del Meeting di Rimini è possibile ricercare tutte le sbobinature originali degli incontri tenutisi.
Mi è venuto subito in mente il mio amico Edoardo Rialti a dir poco un genio che ha trasformato interesse e passione in lavoro e dedizione attraverso lo studio di Lewis e Tolkien; due suoi amici come egli stesso afferma (e anche miei
).
Sperando di aver fatto cosa gradita, metto nel mio blog l’intervento di Edoardo al Meeting del 24 agosto 2007 dal titolo:
“LA REALTÀ IN TRASPARENZA”: BELLEZZA E VERITÀ NELL’OPERA DI TOLKIEN
Ore: 11.15 Sala A1
Partecipano:
- Alison Milbank, Lecturer in Literature and Theology at the University of Nottingham;
- Edoardo Rialti, Studioso e traduttore delle opere di Lewis e Tolkien;
- Guglielmo Spirito, Docente di Spiritualità presso l’Istituto Teologico di Assisi
- Introduce Camillo Fornasieri, Direttore del Centro Culturale di Milano
Buongiorno, sono molto contento di essere qui a parlare di quello che è un amico comune, Tolkien. E’ un mio carissimo amico personale, perché ti è amico chi ti consegna una parola vera che improvvisamente ti fa riaccorgere di quello che di grande ed importante c’è già nella tua vita ed apre una possibilità di cambiamento. Il Signore degli anelli: molti di noi lo hanno letto, e siamo soltanto una piccola parte dei milioni di lettori che nella seconda metà del Novecento hanno continuato a leggere questo libro e continuano a tornare a leggerlo, come attingendo ad una fonte di acqua fresca, nonostante tutte le previsioni di una certa critica. Eppure, come mai un libro così inusuale, che parla di un’epoca lontana, con personaggi bizzarri ed una vicenda fiabesca, riesce a dialogare così profondamente con noi, quasi fosse un conforto per la nostra vita? Come può essere un conforto la storia di un doloroso pellegrinaggio attraverso tante lacrime, tanto sangue, tanto sudore? Come può essere un conforto la storia di una guerra cosmica che chiede così tanta sofferenza e che termina con la scoperta che il Bene per il quale siamo partiti alla fine non basta più? Io sono convinto che Il Signore degli Anelli sia un grande conforto per la mia vita, perché nella mia vita non è un conforto una ninna nanna che mi culla nelle quattro certezze che già ho, e che mi dice che va tutto bene e mi riconferma in quello che penso. E’ conforto qualcosa che ristabilisce la vita nella sua piena grandezza e dignità. Il Signore degli Anelli, come è già stato profondamente detto, parla a ciascuno di noi proprio perché il protagonista de Il Signore degli Anelli è ciascuno di noi. Non tutti noi siamo Aragorn, re saggi, profondi e gentili. Non tutti noi siamo persone come Gandalf o come Faramir, ma ciascuno di noi è Frodo. Io sono Frodo e ciascuno di voi lo è, perché Frodo, che è il grande protagonista e perno del romanzo, ha l’unica cosa che accomuna tutti gli uomini: un cuore che è capace di dire di sì a un’avventura che bussa alla porta della sua vita e gli chiede di prenderne parte. Frodo dice di sì ed inizia a camminare. E in questo doloroso cammino scopre due cose: la prima, chi sono i suoi migliori amici. Perché nella calma della Contea, tanti erano amici di Frodo. Ma solo tre hanno il coraggio di lasciare tutto per andargli dietro. Non solo, scopre di avere molti altri invisibili amici che sono al servizio del suo cammino. Basta che Frodo faccia un passo fuori dalla Contea e si accorge che tutto il mondo è in guerra e tanti si stanno segretamente sacrificando perché almeno quel luogo rimanga in pace. Ogni passo di Frodo sarà sempre possibile perché qualcun altro lotterà, faticherà con lui. Molto spesso, nel romanzo, Frodo è letteralmente portato: portato in spalla da Aragorn, dal cavallo degli elfi, alla fine da Sam stesso.
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