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C’è bisogno di un amico. Sotto questo cielo con poche stelle, ma sta sicuro son tutte belle, nascoste dalla plumbea calura estiva, qua a Firenze. Siamo qui seduti ad una tavola tutti immersi fra rosticcina e vino, fra passato e futuro, tutti immersi in un presente che ci richiama costantemente. Che fatica che si fa a rispondere ad una domanda semplice: “volevo sapere di voi cose fate, che fate, è un pezzo che non ci rivede, vorrei fare un po’ il punto della situazione”. Occhi che si fanno scaltri, teste reclinate verso i muri, bocche chiuse, bocche che vorrebbero rimaner chiuse alle prese dalla nicotina. Fra un desiderio di suono delle corde di una chitarra e il desiderio del suono delle corde vocali. Il dramma della vita racchiuso fra due esili strumenti sonori.

Per vivere, per esser punzecchiato dal dramma e dal tormento di una felicità in perenne ricerca e un finito esperito ovunque c’è bisogno di un amico che ti richiamo a tutto. Questo. Tutto. Questo.

Grazie di essere presenti (Angeli?). Grazie di esser(ci) amici.

Campanile di Giotto

Campanile di Giotto

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