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Ho 31 anni.

Per me fare l’università, è divenuto un lusso. Cosa che non mi posso permettere.

Questo è il primo e fondamentale fattore che mi ha fatto decidere oggi 25 dicembre 2008, di smettere di proseguire gli studi.

Da adolescente avevo due passioni: la fisica, la psicologia.

Cazzo se mi piacevano! Per la fisica avevo una vera e propria cotta. Mentre per la psicologia nacque maniera strana, l’amore per la, semplicemente a diciott’anni lessi “l’interpretazione dei sogni” di Freud. E dire che ero iscritto ad un istituto professionale. Scelta di quest’ultimo a carico esclusivo, e sottolineo esclusivo, dei miei genitori.

Dunque mi ritrovo a diciott’anni suonati a fisica, Arcetri a Firenze. Luogo a dir poco meraviglioso si entrava in questo piccolo edificio, me lo ricordo come se fosse ieri, e facendo le scale al primo piano vedevi due enormi affreschi uno dei quali era “la fonte della sapienza”. Per tutto il corridoio vi erano strumenti storici: bilance, cannocchiali, binocoli, microscopi, tutti in ottone. Un sogno, un vero è proprio sogno. Il problema era il mio scarto culturale. La quasi totalità delle persone proveniva dal liceo scientifico mentre io, solamente io, provenivo da un istituto professionale.

Ma come tutti i sogni doveva finire.

E allora m’iscrivo all’altra mia passione: la psicologia.

Primo esame dato: “psicologia dello sviluppo”, risultato 30. Una gioia infinita, telefonai a casa” ho preso 30″! Dall’altro capo della linea c’era mio nonno, Emilio, anche lui felicissimo!

Porta a casa il libretto su cui era scritto il voto, l’afferma il professore, il nome all’esame, mi ricordo tutto. E non si alzò neanche dalla poltrona volle vedere subito il libretto, “che cosa c’è scritto qui”? Gli dissi che c’era scritto il nome dell’esame, il voto, e la firma della professoressa.

Si questo lo dici tu. Quando ci sono i ricevimenti professori.-perché ciò di parlare con questa professoressa.

Come sempre l’incredulità aveva il sopravvento su mio padre.

Quant’è duro inghiottir un macigno, quant’è duro inghiottir un macigno.

Ma all’epoca ero ventenne adesso ho 31 anni. Adesso le scelte sono pochi. Ma è su trasmettere l’università. La seconda entrare nel mondo del lavoro. La terza la scelta del tipo di lavoro. Adesso mio padre non mi interessa che tipo di lavoro in faccia. L’importante è che io sia felice. Almeno così si esprime.

Ma non ci credo.

Non credo mi sia lui gli vada bene qualsiasi tipo di lavoro di ricerca, né che io debba scegliere un lavoro al quale lui crede.

Cosa dire su comunione una liberazione. Semplicemente che andrò con i lavoratori. Come si fa a fare l’università se ogni esame che affari è un conato di vomito?

2008 anni fa nacque il verbo fatto carne: oggi, a Dio piacendo, nasce il mio io.

Buon Natale e felice anno nuovo tutti.

No Responses to “Sergio Pinna smette di fare l’università”

  1. [...] Ecco come mi son sentito il giorno di Natale. Fine dell’università, madre all’ospedale perchè ha avuto un “piccolo infarto” (che bella scelta di parole, complimenti bel cardiodottore barbuto! del mio cazzo rotto!!), chiesa del vescovo chiusa e Blockbuster aperto, libreria (ancora imballata) dell’Ikea che non serve più a un cazzo, …ve l’ho già detto che lascio l’università? [...]

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