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Posts Tagged ‘psicopatologia’

Una voce nella notte

14 gennaio 2009 Sergejpinka Nessun commento

Non sei finito veramente,
sino a quando hai una storia da raccontare

da Novecento di Alessandro Baricco

Io e me siamo troppo presi a colloquiare:
come si potrebbe sopportarlo se non ci fosse un amico?

da Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche

the night listener movie poster 202x300 Una voce nella notteGabriel Noone è un romanziere e speaker radiofonico newyorchese di successo.

Sta passando un periodo di crisi poiché il suo partner lo molla e soffre del blocco dello scrittore. Un amico gli consegna il testo Pete Logand, nel quale vengono descritti, in maniera lineare quanto dettagliata, gli abusi che Pete ha subito sin da tenera età da suo padre e da sua madre.

Gabriel Rimane subito affascinato dal testo sia dal contenuto che come è scritto.

Instaura una relazione fatta di lunghe telefonate sia con Pete stesso che con la sua psicologa nonché tutrice, Donna Logand.

Ma quando verrà il momento di incontrarlo di persona, Gabriel scoprirà la verità che si cela al di là del filo del telefono…

Il film è ispirato ad una storia vera, tratto dal romanzo di Armistead MaupinThe Night Listener“.

Attenzione: pericolo SPOILER! ;-)

Prosegui la lettura…

Che cosa è l’omosessualità

12 febbraio 2007 Sergejpinka 1 commento

Secondo l’enciclopedia on-line Wikipedia, l’omosessualità è:

[...]attrazione sessuale e/o affettiva di alcuni individui verso altri del loro stesso sesso; si differenzia dalla eterosessualità, che vede l’attrazione verso persone dell’altro sesso, e dalla bisessualità, che indica l’attrazione per individui di ambedue i sessi. Inoltre l’omosessualità è anche cosa ben diversa dalla transessualità che ha a che vedere con l’identità di genere e non con l’orientamento sessuale.

Per il Herrè, Lamb, Mecacci “Dizionario enciclopedico” edito da Laterza, essa è:

interesse sessuale diretto verso i membri del proprio sesso.

Non scostandosi di molto dalla definizione precedente, per Umberto Galimberti (U.G. “Enciclopedia di Psicologia” Garzanti) è definibile come:

[...]detta anche inversione, inclinazione dell’interesse sessuale verso individui appartenenti al proprio sesso.

Da notare che il Galimberti descrive minuziosamente le varie forme delll’omosessuaità:

  • attiva, che si esprime nel ruolo maschile;
  • passiva, che si esprime nel ruolo femminile;
  • manifesta, atteggiamenti aggressivi verso uomini più deboli;
  • latente, atteggiamenti difensivi verso uomini più forti;
  • situazionale, per mancanza di individui di sesso opposto;
  • anfigena, che non esclude l’eterosessualità;
  • sublimata, che non si esprime nel comportamento ma che prende forme di opere letterarie e produzioni creative

Ne tanto più in là va la Pewzner (E’velyne Pewzner “Introduzione alla psicopatologia dell’adulto” Einaudi) definendola:

scelta di un partner dello stesso sesso.

Mi è venuto da scrivere un articolo sul tema dell’omosessualità, poiché in essa vi è tutta la diatriba su cosa è patologico e cosa è sano nella psiche dell’uomo. Difatti è difficile definire patologia un comportamento umano che di per se non produce alcuna malattia organica in colui o colei che lo attua: nel fumare, bere alcoolici, farsi di droghe (leggere o meno), si ha sempre una ricaduta a livello organico; tumori, carcinomi, cirrosi, aumento delle probabilità di avere una malattia degenerativa del tessuto neurologico (morbo di alzheimer, morbo di parkinson), ecc.ecc.
Ma non nel caso dell’omosessualità: avere un comportamento sessuale con membri dello stesso genere non produce malattie. Definire l’omosessualità una malattia dipende fortemente dall’ambito culturale ove la si pratica.
Dando peso a coloro che reputano l’omosessualità una malattia, vedo una propensione alla malattia di una funzione del comportamento umano. Mi spiego: l’occhio serve per guardare, l’orecchio per udire, la lingua per assaporare, le gambe per correre, il cuore per far circolare il sangue, ecc.ecc. …rimanendo in questo ambito, il sesso serve per creare un proprio discendente, dunque i due sessi, dunque il comportamento adeguato e ragionevole è far sesso fra membri di generi diversi della stessa specie.
Invero vi è da dire che il comportamento in sé e per sé non è sbagliato o corretto. Dipende a qual fine è oggetto. La discussione potrebbe durare ancora citando la libertà indviduale, per non arrivare alle credenze religiose personali.

Il dibattito puo’ andare avanti all’infinito, dite la vostra, io ho detto la mia. :-)

L’area 25 del cervello e la depressione

31 gennaio 2007 Sergejpinka 4 commenti

Secondo la neurologa Helen Mayberg la depressione deriva da una eccessiva quanto prolungata eccitazione della zona 25 del nostro cervello. Zona posta fra i lobi frontali e il sistema limbico, dunque una zona che è interconnessa fra due zone cerebrali evolutivamente assi lontane: i lobi frontali sono alla base delle cognizioni e delle metacognizioni, il sistema limbico sottende le emozioni ed anche parzialmente la memoria “emotiva”.

Mediante lo studio di cerebrolesi, epilettici, e persone sane (con o senza assunzione di psicofarmaco) la neurologa ha scoperto che questa zona non è eccitata in persone che non esperiscono pensieri tristi mentre lo è quando si pesa a situazioni emotivamente ravvisabili come sofferenti. Di più, ha chiesto ai propri pazienti di pensare a qualcosa di profondamente triste per loro, questo durante una M.R.I. . E ad un altro gruppo di pazienti di pensare eventi piacevoli, sempre durante una M.R.I. Risultati: al gruppo “pensieri tristi” si evidenzia una eccitazione della zona 25; cosa che non accade all’altro gruppo “pensieri felici”.

I suoi studi risalgono all’inizio degli anni 80, ma solo all’inizio di questo secolo gli psichiatri hanno preso visione delle scoperte della Mayberg. In quanto, inizialmente, vi era la credenza da parte degli psichiatri di supporre la depressione, da lei studiata, come una depressione secondaria, cioè derivante da un’altra sindrome. Per esempio in una persona epilettica, con morbo primario l’epilessia, la depressione sarebbe stata vista come una malattia scatenata dopo all’epilessia.

Ma dopo una ventina di anni di studi effettuati su cervelli sani e malati, la comunità scientifica si è persuasa che tale zone 25 ai attiva a prescindere se vi sia già o meno la presenza di una malattia celebrale (o psichiatrica).

In sintesi la zona 25 descritta dalla Mayberg, pare proprio sia la base neurologica della sindrome depressiva. Ma non solo: è da notare che tale zona è la parte mediatrice di due zone diametralmente opposte, evolutivamente parlando, i lobi frontali (cognizioni e metacognizioni) e il sisema limbico (emozioni e memoria).

Quel che conosco dell’anoressia

28 gennaio 2007 Sergejpinka Nessun commento

Dell’anoressia mi piacerebbe parlare molto e dire tante affermazioni intelligenti, tipo: “secondo gli ultimi studi…” ecc. ecc. Ma non sono un luminare (anche se mi piacerebbe esserlo ;-) ) , dunque dell’anoressia mentale dirò solo quel che so da i libri di Psicopatologia dello sviluppo:

Definizione: condizione morbosa caratterizzata da una grave riduzione dell’alimentazione (e non dell’appetito) che può condurre a cachessia e a morte certa.

Soggetto tipico: ne sono colpite le donne in età giovanile e molto raramente gli uomini. Sono soggetti con buon livello intellettivo, di classe sociale media o superiore, scrupolose, attive, perfezioniste, non accettano la sessualità, la fisicità e il diventare adulte e hanno una bassa stima di loro stesse.Nella storia di queste pazienti è frequente un passato di modesta obesità che segna l’inizio delle restrizioni alimentari.
I soggetti pur avendo appetito (che è presente, e non assente come erroneamente si puo’ pensare) e pur essendo molto interessate al cibo (possono essere anche brave cuoche) mangiano sempre meno, evitano di mangiare in presenza di altri, riducono il cibo in pezzetti minuti, lo nascondono in fazzoletti o in giro per tutta la casa.

Comportamento del soggetto: per ridurre il loro peso ricorrono al vomito autoprovocato, negano il problema della loro condotta alimentare e il loro disturbo fa sì che si vedano grasse anche quando sono magrissime da far paura (quest0ultimo sintomo è definito come allucinazione autoscopica). Qualunque aumento di peso, anche modesto, viene avvertito come minaccioso e causa ansia, depressione e comportamenti impulsivi.

La famiglia: le madri sarebbero fredde, dominanti, aggressive, frustrate socialmente, preoccupate eccessivamente della salute e dell’educazione dei figli; la figura del padre risulterebbe insufficiente o di secondo piano rispetto alla madre.

Gravi i sintomi fisici: tipica è l’amenorrea (cioè, l’assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi),che nel 50% dei casi precede il grave dimagrimento (cachessia: grave forma di deperimento organico, caratterizzata da progressivo deterioramento di tutte le funzioni metaboliche, con debolezza, anoressia e dimagramento, con escavazione dei tratti somatici, detta facies cachettica), e comunque tutti gli organi soffrono.

Il decorso è vario:

      il 30% guarisce senza bisogno di particolari cure
      Il 30% si stabilisce in una condizione poco soddisfacente
      Il 30% migliora ma va incontro a recidive
      Il 10% ha un esito letale in condizioni di cachessia.

Sono possibili numerosi interventi terapeutici:
biologici (psicofarmaci antidepressivi in particolare quelli più attivi sulla serotonina, insulina, ormoni) e psicologici (terapie psicodinamiche, comportamentali, sistemiche, individuali, familiari). In alcuni casi può essere utile l’allontanamento dalla famiglia con un ricovero in un ambiente dove si procede a un computo accurato delle calorie, a un controllo perché le pazienti non vomitino, e all’integrazione della dieta con sostanze essenziali.

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