Dell’anoressia mi piacerebbe parlare molto e dire tante affermazioni intelligenti, tipo: “secondo gli ultimi studi…” ecc. ecc. Ma non sono un luminare (anche se mi piacerebbe esserlo
) , dunque dell’anoressia mentale dirò solo quel che so da i libri di Psicopatologia dello sviluppo:
Definizione: condizione morbosa caratterizzata da una grave riduzione dell’alimentazione (e non dell’appetito) che può condurre a cachessia e a morte certa.
Soggetto tipico: ne sono colpite le donne in età giovanile e molto raramente gli uomini. Sono soggetti con buon livello intellettivo, di classe sociale media o superiore, scrupolose, attive, perfezioniste, non accettano la sessualità, la fisicità e il diventare adulte e hanno una bassa stima di loro stesse.Nella storia di queste pazienti è frequente un passato di modesta obesità che segna l’inizio delle restrizioni alimentari.
I soggetti pur avendo appetito (che è presente, e non assente come erroneamente si puo’ pensare) e pur essendo molto interessate al cibo (possono essere anche brave cuoche) mangiano sempre meno, evitano di mangiare in presenza di altri, riducono il cibo in pezzetti minuti, lo nascondono in fazzoletti o in giro per tutta la casa.
Comportamento del soggetto: per ridurre il loro peso ricorrono al vomito autoprovocato, negano il problema della loro condotta alimentare e il loro disturbo fa sì che si vedano grasse anche quando sono magrissime da far paura (quest0ultimo sintomo è definito come allucinazione autoscopica). Qualunque aumento di peso, anche modesto, viene avvertito come minaccioso e causa ansia, depressione e comportamenti impulsivi.
La famiglia: le madri sarebbero fredde, dominanti, aggressive, frustrate socialmente, preoccupate eccessivamente della salute e dell’educazione dei figli; la figura del padre risulterebbe insufficiente o di secondo piano rispetto alla madre.
Gravi i sintomi fisici: tipica è l’amenorrea (cioè, l’assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi),che nel 50% dei casi precede il grave dimagrimento (cachessia: grave forma di deperimento organico, caratterizzata da progressivo deterioramento di tutte le funzioni metaboliche, con debolezza, anoressia e dimagramento, con escavazione dei tratti somatici, detta facies cachettica), e comunque tutti gli organi soffrono.
Il decorso è vario:
il 30% guarisce senza bisogno di particolari cure
Il 30% si stabilisce in una condizione poco soddisfacente
Il 30% migliora ma va incontro a recidive
Il 10% ha un esito letale in condizioni di cachessia.
Sono possibili numerosi interventi terapeutici:
biologici (psicofarmaci antidepressivi in particolare quelli più attivi sulla serotonina, insulina, ormoni) e psicologici (terapie psicodinamiche, comportamentali, sistemiche, individuali, familiari). In alcuni casi può essere utile l’allontanamento dalla famiglia con un ricovero in un ambiente dove si procede a un computo accurato delle calorie, a un controllo perché le pazienti non vomitino, e all’integrazione della dieta con sostanze essenziali.